09 Nov 2012

Maturazione e sviluppo dell’immagine di se’, dell’immagine cinestesica e sue alterazioni

AUTORE: Sonia Compostella
 
“Ogni passo avanti nella crescita e nella maturazione comporta non solo nuove acquisizioni, ma anche nuovi problemi”
ANNA FREUD
Cogliere la “potenzialità eversiva” di cambiamento e di trasformazione del bambino, potrebbe essere l’obiettivo primo di ogni operatore che attua la pratica psicomotoria.
Sentire in sé il sentimento di disponibilità a trasformarsi per diventare specchio della trasformazione esterna ed interna del bambino, “luogo/oggetto” di rispecchiamento reciproco che gli permette di “contare su controprove percettive ed emozionali rassicurantì” (B. Gol se), ripetendo la pro pria trasformazione del mondo esterno e di sé” sotto lo sguar do di piacere dell’altro, per memorizzare e per averne del le rappresentazioni” (B. Aucouturier).
Poiché, come afferma B. Aucouturier, Azione – Trasformazione – Rappresentazione, costituiscono il motore della maturazione psicologica del bambino, l’Altro (ambiente, madre, educatore, psicomotricista) potrà diventare facilitatore di tale “operazione” ponendosi come” oggetto trasformativo” così come sottolinea C. Bollas.
L’autore precisa che l'”oggetto trasformativo” è “(…) un oggetto che, in termini di esperienza, il bambino identifica con il processo dell’alterazione dell’esperienza di sé; un’identificazione che emerge da una relazione simbiotica in cui il primo oggetto è “conosciuto” non con il prenderne cognizione attraverso una rappresentazione oggettuale, ma è conosciuto come una ricorrente esperienza dell’essere un genere di conoscenza esistenziale, in contrasto con quella rappresentativa” (C. Bollas, da Neurospichiatria Infantile, 1980, n° 232-233, p. 1062).
Gli eventi della maturazione psicologica del bambino sono, in effetti, i contenuti della Pratica Psicomotoria di B. Aucouturier e lo psicomotricista, in quanto educatore, terapista, ricercatore, lì affronta attraverso una “comprensione psicomotoria” la quale non ha sede solo nella “mente” (le conoscenze, il sapere, la tecnica) ma, prendo a prestito le parole di altri, dovrebbe “divenire un evento mentale emotivo comunicabile e trasformativo” (Roberto Tagliacozzo, nella Presentazione al testo di D. Anzieu” L’lo-Pelle”).
Ora, al fine di contestualizzare il titolo dato alla mia relazione, devo dire che l’obiettivo della stessa non è tanto quello di descrivere i momenti dello svìluppo, quanto piuttosto tentare di individuarne la loro dinamica e la modalità in cui possono articolarsi tra loro. Cercare di “guardare” il processo della maturazione come “intreccio” persistente dei dati biologici del soggetto e dell’elaborazione degli scambi affettivi con l’ambiente circostante che si prende cura di lui.
F. Dolto, nel definire la natura dell’immagine del corpo, differenziandola dallo schema corporeo (simile per tutti i soggetti della stessa età), afferma: “La sola esperienza sensoriale (corpo a corpo) senza mediatore umano, informa solo Io schema corporeo, senza strutturare l’immagine del corpo (…)” così è il tessuto delle relazioni con l’altro che sostiene la spinta dinamica o, viceversa, il vuoto, l’inadeguatezza della relazione che darà origine a stati di blocco, di disarmonia, di disfunzione del processo maturativo.
Un’immagine, è noto, non è solo visiva. Secondo la felice definizione di F. Durand essa è “la matta di casa”. In termini psicodinamici un’immagine è la rappresentazione dei vissuti a cui hanno partecipato vari e differenziati livelli di sensibilità lungo gli assi kinestesico e cinestesico; ciò significa che tutti i canali della sensibìlìtà contribuiscono a formare le immagini, quelle immagini che nel gioco infantile e nel gioco sistemico compariranno come una messa in scena, una rappresentazione cinematica e posturale.” (S. Secco in “Il ventre vegetariano e l’abisso”, atti dei seminari G.I.T.l.M., p. 21)
L’integrazione psiche-soma, mente-corpo, “dipende dal seno materno, in continuità fantasmatica dalla gravidanza a tutte le fasi successive. La madre ha il compito del processo maturativo, consente il passaggio dal biologico al mentale” (I. Zanetti – G. Soldera, p. 11).
Nell’attuazione di questo compito, a cui tutta la “competenza” del bambino partecipa, è necessario che la madre funzioni ad un livello profondo con il proprio bambino, si accordi con lui, tramite il proprio immaginario in relazione dialettica e feconda con il mondo reale, cioè mantenendo la “propria unità” (B. Aucouturier). L’esperienza dialogica e comunicativa che evolve e si modella a partire dalle sensazioni fisiche e dal tono dato dalle emozioni materne, disteso o teso – rilassato o contratto, a cui il bambino risponde con un suo tono corporeo, origina l’immaginario del bambino quale “spazio” psichico delle rappresentazioni corporee.
“E’ nell’insieme delle sensazioni tattili-auditive-visive piacevoli che si concludono in un benessere fisico e psichico e in una cenestesia gratificante che si ha una prima esperienza piacevole di sé. Le cenestesie spiacevoli, al contrario, sono il nucleo, dice Rigo, attorno a cui si coaugulano le formazioni fantasmatiche successive. I primi disturbi sono disturbi di dialogo, di cui esiste una memoria corporea che può anche agire persecutoriamente”. (I. Zanetti e G. Soldera, in “La difficoltà a crescere: quando l’immaginario è in trappola”, Atti dei seminari G.l.T.I.M., p. 97).
In questo gioco delle parti, che all’origine costituiscono “un tutto”, non c’è solo un dipendere, del bambino, dall’ambiente per il soddisfacimento dei bisogni vitali, ma c’è anche un’immersione nella madre, da cui egli progressivamente “emergerà” come “Sé separato” (M. Maiher) tenendo tuttavia in sé l’Altro (uno a due – B. Aucouturier).
La funzione maternante che la madre-ambiente procura nell’insieme delle cure, dei contatti, del dialogo tonico-corporeo, con il bambino stabilisce lo “spazio del processo di unificazione”, costruisce sul piano tonico e psichico una sorta di nuovo “involucro” che progressivamente gli permetterà di “tenersi tutto” e parallelamente di costruire un pensiero di Sé -Tutto come Unità di Piacere.
Sonia Compostella – maggio 2002
CENNI BIBLIOGRAFICI
  • B. Aucouturier, I. Darrault, J. L. Empinet “LA PRATICA PSICOMOTORIA – Rieducazione e terapia” Ed. Armando
  • D. Anzieu “L’io pelle” Ed. Borla
  • C. Bollas “Neuropsichiatria infantile”
  • C. Bollas “L’ombra dell’oggetto Psicanalisi del conosciuto non pensato” Ed. Borla
  • F. Dolto “L’immagine inconscia del corpo” Red edizioni
  • S. Secco “Il ventre vegetariano e l’abisso” atti dei seminari G.I.T.I.M.
  • I. Zanetti e G. Soldera “La difficoltà a crescere” ” atti dei seminari G.I.T.I.M.