08 Nov 2012

Un viaggio chiamato… bambino… “Continuità tra vita fetale e vita neonatale: il primo anno di vita del bambino” – Prima parte

DI SONIA COMPOSTELLA
 
“Il bambino racchiude una sapienza che secoli d’umanità hanno sedimentato. Proprio come in una pianta è sedimentato un sapere che la conduce a fiorire e a fruttificare. Beninteso questo sapere è un sapere che, fin da subito, si articola in un tessuto di fitte relazioni con ciò che la circonda: allo stesso modo non si tratta di lasciare il bambino in balia di se stesso, ma di far agire la sua sapienza in quella spinta verso il mondo che lo caratterizza.” (da “Dalla parte dei bambini” di P. FRASSON)
Spontanea viene, allora, la domanda: che significato prende ed “in-corpora” il termine educare un bambino? E quando ha inizio questa educazione, prima della nascita o solo dopo il suo “essere al mondo”?
Educare ha due significati fondamentali, etimologicamente deriva dal latino ex-duco, tiro fuori, faccio uscire, quindi aiuto l’altro a essere quello che è secondo le sue potenzialità, sia fisiche che emotive e intellettuali.
L’altro significato, è quello di nutrire, di fornire i mezzi e i materiali, le basi di cui la persona si servirà per esprimere se stessa.
L’educazione si può intendere come la messa in opera dei mezzi propri a permettere all’essere umano di formarsi e di svilupparsi. E’ l’essere che si educa a partire dai materiali fisici, affettivi e mentali che gli sono forniti dai genitori e dall’ambiente che lo circonda.
La vita intrauterina
Quando il bambino nasce ha già nove mesi di vita e di esperienze (esperienze sensori-motorie fetali: estensioni, girazioni, accorciamenti, etc; esperienze tattili dell’involucro pelle con l’ambiente della placenta; esperienze sonoro-uditive dei rumori interni del corpo della madre;…). Lo sviluppo del feto inizia con la nona settimana di gestazione e prosegue fino alla nascita (che normalmente avviene dopo trenta settimane) in un legame stretto con la qualità dell’ambiente intrauterino. I diversi sistemi dell’organismo fetale cominciano a ben funzionare fin dal terzo mese.
Come dice MICHEL SOULÈ (neuropsichiatria francese) “il prenatale merita di occupare nella nostra scienza il posto legittimo che si merita, quello di primo capitolo della biografia vera della persona umana e non di preambolo o di preistoria“.
Lo sviluppo-integrazione corpo-mente del bambino è in una continuità dalla gravidanza a tutte le fasi successive. Sin dall’inizio la madre (e l’ambiente circostante) ha il compito del processo maturativo, consentendo il passaggio dal biologico al mentale, attraverso un “accompagnamento” tonico-affettivo del feto (dapprima, poi dopo la nascita del bambino), un nutrimento sensoriale, intellettuale, che permetterà di far emergere tutte le potenzialità racchiuse nell’essere che si sta formando, in tutta libertà.
Attraverso la madre-ambiente, durante quei mesi simbiotici che determinano il periodo della gravidanza, il futuro bambino riceve dall’esterno sia i materiali nutritivi che l’impatto e l’influenza che l’ambiente ha su di lei: l’effetto delle sue emozioni, dei suoi pensieri e sentimenti. “Anche se il sistema nervoso del feto è separato da quello materno, le forti emozioni vissute dalla donna nel corso della gravidanza causano un notevole aumento di ormoni e di altre sostanze chimiche nel sangue che, attraverso la placenta, si trasmettono al feto e sembrano riprodurre in questo ultimo lo stato fisiologico della madre. Da una ricerca risulta che l’attività motoria del feto aumenta considerevolmente quando la madre attraversa uno stato di stress.” (LUIGIA CAMAIONI)
“Un tempo si riteneva che, nel grembo della madre, il bambino fosse isolato da tutte le influenze esterne, anche quelle potenzialmente dannose o nocive, fosse insomma al sicuro. Oggi sappiamo che ciò non è completamente vero. Certo, l’ambiente uterino è assai efficiente nel proteggere e nutrire il giovane essere che si sta formando: lo mantiene a una temperatura costante e, attraverso il liquido amniotico nel quale è sospeso, lo preserva dalle scosse e dagli urti. Tuttavia, attraverso il sangue materno passano non soltanto il nutrimento e l’ossigeno, ma anche una serie di agenti, quali sostanze chimiche, ormonali e virus che possono lasciare tracce indelebili nel futuro sviluppo. Anche se la placenta funziona da filtro, una serie di sostanze potenzialmente nocive sono in grado di attraversarla. E ovviamente, se il sangue materno è carente di alcune sostanze nutritive richieste dall’organismo in crescita, lo sviluppo armonico di organi e apparati può risultarne alterato.” (LUIGIA CAMAIONI)
Importante, allora, diventa la qualità di vita condotta dalla madre, in primis, e la qualità dell’ambiente che la circonda, per assicurare una “qualità di buone interazioni del feto col proprio ambiente”.
La nascita
La nascita “lancia nello spazio-mondo-esterno” il bambino! Questo passaggio-cambio di ambiente (dall’ambiente intrauterino all’ambiente extrauterino) mette il neonato in una condizione di “compiti nuovi”: respirazione, nutrizione, regolazione termica corporea…
Dalle prime esperienze di cure apparentemente solo fisiche, dalla prima relazione su base sensoriale, “emerge” la progressione del processo di integrazione somato-psichica (corpo-mente) del neonato, frutto della “qualità” della relazione diadica.
E’ nell’insieme delle sensazioni tattili-uditive-visive piacevoli, che alimentano e si concludono in un benessere fisico e psichico e in una cenestesia gratificante, che il piccolo bambino vive le primarie esperienze piacevoli di sé. Il dialogo tonico-corporeo (chinestesico e cenestesico) si mette in moto molto presto: il neonato molto competente dal punto di vista sensoriale è capace di intessere un dialogo importante con la madre e in cui ha una parte attiva.
La qualità comunicativa e di aggiustamento tonico-emozionale della madre (= madre-ambiente) permette al piccolo bambino di vivere e porsi in una situazione ri-strutturante sul piano dei primi bisogni (che sono contemporaneamente fisici e psichici) e centralizzante, tramite varie e diverse esperienze con il corpo-tutto della madre relative all’assimilazione del calore, al contatto morbido e avvolgente, al sostegno e all’appoggio, alla gratificazione sul piano orale, sperimentando ,quindi, il senso di protezione vitale.
Il “buon nutrimento” materno inteso come latte, cibo ma soprattutto calore e cure affettuose, permette al bambino di rilassarsi, di mangiare di più, di dormire di più, di essere attivo nelle interazioni con l’ambiente circostante; altresì è bene ricordare che l’ansia, l’incertezza, la paura hanno sempre come risultato l’irritabilità e i “capricci” del bambino quale traduzione immediata dell’affettività nel comportamento, segnali corporei di un disagio. Il corpo del bambino “parla” e ogni suo comportamento ha un preciso significato, è carico di aspetti intellettivi, affettivi e relazionali; è un modo per esprimersi, per comunicare qualcosa.